Fotodinamica (PDT)

Fotodinamica - PDT

La terapia fotodinamica è una metodica terapeutica che è stata messa a punto oltre cento anni fa.

All'inizio della scienza dermatologica sostanze quali eosina rossa ed eritrosina erano applicate e poi esposte alla luce solare per la cura di tumori cutanei, lupus vulgaris, mollusco contagioso sifilide e altre patologie. All'epoca però non esistevano fotosensibilizzanti sicuri, e la conoscenza delle radiazioni luminose era parziale, quindi la tecnica non era molto efficace o sicura. Negli anni '70 fu perfezionata con l'uso di fotosensibilizzanti derivati dalle ematoporfirine.
Dal 1999 viene correntemente usata nei dipartimenti  di dermatologia clinica avanzata per la terapia dell'acne e dei tumori localizzati della cute, soprattutto nei carcinomi basocellulari e nelle recidive post - chirurgiche laddove un re-intervento non è più indicato perché sarebbe eccessivamente demolitivo.

È stato introdotto un nuovo protocollo d'uso per questa terapia che l'ha resa molto duttile ed applicabile anche in ambulatorio, poiché i dispositivi da cui si ricava luce a 410-630 nm sono ormai molto compatti e pertanto non richiedono grandi spazi.


Come funziona ?

Il principio di base su cui si basa la Pdt è l'attività fotochemiotossica di molecole fotosensibilizzanti, o Fs, che danneggiano le cellule tramite la formazioen di ossigeno singoletto e radicali ossidrilici. Esistono due tipi di reazioni fotodinamiche. Di tipo I, le quali consistono in trasferimenti di elettroni o idrogeno tra l'Fs ed alte molecole, con conseguente formazioni di prodotti intermedi reattivi dannosi per le cellule, di tipo II se lo scambio di lettroni avviene tra l'Fs e l'ossigeno allo stato basale, che produce ossigeno singoletto con attività citotossica.

A differenza di trattamenti puramente chimici, il Pdt prevede il pssaggio di una componente, l'Fs appunto, e la sua attivazione tramite radiazioen luminosa. Esistono vari tipi di Fs, da quelli di prima generazione, come le porfirine, ad altri di seconda generazioen sviluppati recentemente. Vi sono Fs applicabili localmente, latri possono essere somministrati per via parentale, e ve ne sono anche che possono essere somministrati con entrambe le modalità. Tutti gli Fs hanno picchi di assorbimento nelle lunghezze d'onda del rosso o del vicino infrarosso, ovvero tra 600 e 800 nanometri. Un Fs può essere attivato da qualunque lunghezza d'onda compresa nel suo spettro di assorbimento.

Tra i fotosensibilizzanti per uso locale, uno dei più usati è l'acido 5-aminolevulinico, detto ALA (da non confondere con Ala, diminuitivo dell'aminoacido Alanina). La sua penetrazione nelle cellule avviene attraverso il sistema attivo di trasporto trans-membrana, il quale è un sistema che spende energia e richiede tempo. Alcuni esteri dell'ALA, come il metil-aminolevulinato, o MAL, invece sono molecole lipofile, per cui possono usare il sistema di trasporto della glicina.  L'ALA di per sè non ha attività fotosensibilizzante, ma una volta nelle cellule viene metabolizzato fino a  generare Protoporfirina IX, la quale ha invece attività fotosensibilizzante, e assorbe  a 632 nm. Nel caso del MAL, l'intero processo biochimico dal trattamento con lo stesso alla formazione di Protoporfirina IX richiede circa 3 ore.

La fonte luminosa può essere una lampada ad ampio spettro, una lampada a diodi o un laser. Dei tre probabilmente il più efficace è il laser, perchè permette una luce monocromatica coincidente con lo spettro di assorbimento del fotosensibilizzante usato, inoltre i laser sono indirizzabili su aree piccolissime, evitando danni alle circostanti.

Il trattamento vero e proprio prevede il passaggio dell'Fs scelto nella zona di interesse. La zona trattata è occlusa con film di polietilene o con pellicole autoadesive. L'occlusione è poi coperta per avitare il passaggio della luce e la possibile disattivazione della Protoporfirina IX in formazioen mediante applicazione di garze o cerotto traspirante. Dopo 3 ore vi è la fase di irradiazione,. Durante l'esposizione può insorgere uan sensazioen di calore/bruciore più intensa nei primi minuti. Il trattamento può essere interrotto per alcuni minuti, se necessario. Dopo il tratamento la cute appare eritematosa o eritemato-edematosa, talvolta essudante. La cute viene emdicata con creme e coperta con una garza. Tale medicazione viene eseguita anche nei giorni seguenti. Una sensazioen di bruciore può interessare l'area trattata fino a 24 ore dopo il trattamento.  Tale area inoltre non edeve ssere esposta a radiazioni solari o a lampade UV fino alla completa riepitelizzazione.  

Diffusione e utlizzo

In Italia e nel mondo esistono vari centri che la usano da un decennio e pertanto i dati raccolti vengono continuamente aggiornati nelle riviste scientifiche di competenza.
I protocolli sono stati approvati dall'ente americano di controllo F.D.A. che, come è noto a tutti, è il massimo organo di validazione di farmaci e dispositivi medicali.


Esiste in Italia un Gruppo Scientifico denominato G.I.R.T.E.F, acronimo di Gruppo Italiano per lo Studio delle Radiofrequenze e della Terapia Fotodinamica, che ha un suo sito web e da cui si può attingere ogni notizia utile ai nostri utenti che volessero sapere ad esempio i centri medici o i medici che fanno parte del gruppo di Studio Nazionale.
 

Dr. Ettore Damiani

Il Dr. Ettore Damiani medico chirurgo da circa un trentennio svolge la sua attività professionale in campo medico-chirurgico, avendo maturato la sua esperienza formativa nei vari indirizzi della chirurgia generale d'urgenza presso la Clinica Chirurgica III di Palermo, affinando la materia medica con gli studi di medicina cosiddetta non convenzionale presso la Scuola Tedesca di Medicina Omeopatica ed Omotossicologica di Recheweg. Ha svolto per oltre vent'anni la sua attività di chirurgo generale e di urgenza presso alcune strutture ospedaliere della città di Palermo e della ... Leggi di più