Flebopatie

Il capitolo delle Flebopatie è assai complesso ma al tempo stesso assai ”LAMENTATO” da parte dei pazienti e soprattutto delle Nostre Pazienti; rappresentano infatti un disturbo in costante aumento perché l’uso di scarpe eccessivamente alte, l’uso di abbigliamento stretto e la stipsi o comunque la non regolarità dell’alvo tipici del sesso femminile ne favoriscono l’insorgenza; se a tali premesse si associa la predisposizione genetica e le gravidanze o l’uso di contracettivi, si può comprendere come le basi etiologiche di questa patologia sono complesse e al contempo semplici da recepire, E PERCHE’ IL SESSO FEMMINILE NE RIMANE PIU’ COLPITO.

Nei decenni scorsi la ricerca clinica e strumentale sempre più affinate hanno dipanato dubbi e chiarito lati oscuri della fisiopatologia del Circolo Venoso che anatomicamente si distingue in Superficiale e Profondo.
Per questa sua natura costituzionale presenta dei grossi lati oscuri. Nonostante i lavori anatomici condotti in vivo ed in vitro per spiegare l’emodinamica dei Flussi, il fine di una terapia farmacologia mirata e preventiva non mutato di molto l’incidenza delle Flebopatie.
Per contro è la terapia chirurgica che ha contribuito con i vari studi a distanza di tempo a spiegare i dubbi che per molti anni non hanno fatto progredire la Flebologia.

Grazie alla Scuola Francese e alle Scuole Italiane di Siena, di Ferrara e di Roma(per citare le piu’ storiche)oggi siamo in fase Avanzata nella conoscenze delle cause che portano assai spesso e sempre piu’ di frequente all’instaurarsi di Flebopatie.

In questo capitolo rientrano a pieno titolo le “Varici” che per definizione semplicistica sono “dilatazioni associate ad allungamento della vena con perdita di funzione della stessa e che presenta quasi sempre inversione di flusso di sangue al suo interno, per usura delle valvole”.
Le cause scatenanti sono molteplici. Gli approcci terapeutici vanno dalla classica Safenectomia, con stripping lungo o corto, a seconda delle correnti chirurgiche, all’uso del Laser Endovasale che lascia la vena in sede però la “vaporizza” per effetto termico. Molti Angio-chirurghi adottano questa metodica da circa 5 anni in varie parti del mondo e d’Italia, con successo e con recidive bassissime se la diagnosi è attenta e condotta con Eco-color-Doppler e con flebografia, permettendo di individuare tutte le cosiddette “vene collaterali” o le eventuali vene Safene Doppie e altre variabili, necessarie per il buon successo terapeutico.

Nell’ambito delle flebopatie si incontrano spesso pazienti portatori di “capillarità” visibile agli arti inferiori che arrecano un disagio estetico noto alla gran parte del pubblico Femminile come “fastidiosi capillari” e che spesso vengono pensati essere causa di varici o sintomi come pesantezza agli arti stessi.
In realtà non è cosi poiché questo tipo di “lesione” estetica non si accompagna ad esami strumentali alterati, anzi più spesso sono Pazienti giovani che assumono la Pillola o che adottano stili di vita favorenti la loro comparsa.

Capillari rossi o bleu a rete o lineari possono essere presenti da sole o associate a vene al limite dello scompenso, rappresentano come si è detto una patologia frequente e che si possono giovare di trattamenti Ambulatoriali che vanno dalle ben note terapie Sclerosanti, alla cosiddetta Terapia Rigenerativa Tridimensionale che prevede una fleboterapia vera e propria e cioè una infusione lenta all’interno delle vene principali degli arti inferiori con un farmaco derivato dal salicilato e che possiede la capacità di distribuirsi anche al circuito profondo venoso determinando la ripresa del tono parietale della vena con ripristino, in molti casi anche delle valvole malmesse dalla malattia stessa.
Tale metodica è stata messa a punto in Italia ad opera di S.Capurro che ne ha brevettato il marchio e ne ha diffuso la tecnica. Alla fine della seduta si effettua il bendaggio elastico che prolunga la permanenza all’interno del vaso del farmaco-trofico-tonico.
Un discorso a parte meritano tutte quelle metodiche che si possono associare alle precedenti ed in particolare alle mini-fleboctomie alla Mueller o laserterapia trandermica.
Nel primo caso si effettuano delle mini incisioni, previa anestesia locale, attraverso le quali con l’ausilio di uncini si reperiscono le vene dilatate ed insufficienti, si effettuano le legature a monte e a valle e si chiudono le mini brecce cutanee con un puntino di sutura.
Con i laser transdermici in genere con fonti Nd-yag a 1064 nm, attraverso spot di calibrazione che vanno da 2,5 mm a 10 mm si possono arrecare “danni fotocoagulativi” e quindi terapeutici su varici reticolari o su teleangiectasie (i cosiddetti capillari).
E’ doveroso comunicare ai pazienti che di volta in volta si sottoporranno a tali trattamenti che laserterapia non vuol dire assolutamente che la Fleboterapia o la Scleroterapia non verranno incluse nel protocollo, poiché se la diagnosi orienta verso un tipo di terapia piuttosto che un’altra, sarà sempre la condizione clinica del caso esibito a dettare le regole di comportamento.


Attraverso i canali mediatici e le riviste “al femminile” spesso si riceve un messaggio che lascia intuire condotte cosi “Soft” e miracolose che poi nella realtà non sono, creando i presupposi per le “false aspettative” che secondo noi vanno fugate con la trasparente comunicazione il più esplicativa possibile in corso di consultazione.

Dr. Ettore Damiani

Il Dr. Ettore Damiani medico chirurgo da circa un trentennio svolge la sua attività professionale in campo medico-chirurgico, avendo maturato la sua esperienza formativa nei vari indirizzi della chirurgia generale d'urgenza presso la Clinica Chirurgica III di Palermo, affinando la materia medica con gli studi di medicina cosiddetta non convenzionale presso la Scuola Tedesca di Medicina Omeopatica ed Omotossicologica di Recheweg. Ha svolto per oltre vent'anni la sua attività di chirurgo generale e di urgenza presso alcune strutture ospedaliere della città di Palermo e della ... Leggi di più